Prescrizione e Costituzione

Prima del “Contratto di Governo” viene la Costituzione.

Oppure c’è qualcuno che afferma il contrario ?

Giuseppe Conte, oltre ad essere Presidente del Consiglio, è Professore Ordinario di Diritto Privato e conosce molto bene il “principio di gerarchia delle fonti” che presiede ai rapporti tra norme di diverso valore e diversa forza che operano all’interno del nostro ordinamento giuridico.

Alfonso Bonafede, oltre ad essere Ministro della Giustizia, è avvocato ed ha sostenuto l’esame di Diritto Costituzionale grazie al quale ha imparato che la Costituzione è la legge fondamentale dello stato alla quale devono sottostare le leggi ordinarie e le altre norme ulteriormente subordinate.

Ugualmente dicasi di Piercavillo Davigo e Sebastiano Ardita che attualmente siedono nel Consiglio Superiore della Magistratura e che hanno alle spalle una illustre carriera nella Magistratura Italiana e che per questa ragione sono certamente a conoscenza della necessità che le leggi ordinarie debbano essere coerenti con i principi fissati dalla costituzione.

Sarà quindi sufficiente che rileggano l’art. 111 della Costituzione Italiana per ricordare che in esso si trova il seguente principio: la legge assicura la ragionevole durata del processo.

“Ragionevole durata” è un concetto “elastico” che lascia spazio alla discrezionalità del legislatore ordinario ma che con assoluta certezza significa che è vietato dalla costituzione che la legge non preveda un termine oltre il quale la durata del processo non è più considerata ragionevole.

La proposta di interrompere i tempi processuali dopo la sentenza di primo grado anzichè stabilire un termine lo elimina: fa quindi l’opposto di ciò che la legge ordinaria deve fare per adempiere all’art 111 Costituzione.

Per questa ragione è incostituzionale.