Magistratura Indipendente è fermamente contraria al progetto di riforma costituzionale presentato dal governo.

Per la seconda volta, a distanza di pochi anni, questa maggioranza elabora un progetto di riforma della giustizia che non è di alcuna utilità per i cittadini. Le proposte non incidono sui veri nodi della giustizia civile e penale e trascurano del

tutto le gravissime disfunzioni con le quali i magistrati italiani fanno quotidianamente i conti e che finiscono col pesare intollerabilmente sulle parti che si affidano alla Giustizia.

In particolare, il progetto di riforma costituzionale appena varato:

– contrasta col principio fondamentale di ogni società civile della separazione dei poteri e crea un chiaro rapporto di dipendenza dei magistrati dal potere esecutivo;

– indebolisce l’autonomia e l’indipendenza della magistratura, fra l’altro cancellando anche il principio d’inamovibilità dei giudici;

– intimorisce i magistrati chiamati a proteggere le parti deboli nei confronti dei poteri economici forti, mediante l’introduzione della responsabilità civile diretta del giudice e del P.M. nel processo civile e penale;

– pone le basi per l’inevitabile paralisi del sistema, in quanto ad ogni lite principale corrisponderà una lite secondaria di responsabilità promossa dalla parte soccombente o dall’imputato condannato;

– pregiudica la tutela delle vittime dei reati, abolendo l’obbligatorietà dell’azione penale.

Una riforma seria avrebbe dovuto, invece, affrontare ben altri temi, quali:

– una seria depenalizzazione del sistema, quale alternativa alla facoltatività dell’azione penale, che prenda atto della circostanza che l’Italia ha il più alto numero di reati tra gli ordinamenti giuridici dei Paesi occidentali;

– il ripristino di un equilibrato rapporto tra l’abnorme e spesso irragionevole numero di domande civili e le inadeguate strutture chiamate a fronteggiare a queste istanze;

– la revisione della geografia giudiziaria e delle piante organiche che devono essere adeguate ai carichi di lavoro;

– la semplificazione di tutte le procedure giudiziarie inutilmente macchinose;

– una generale e rapida informatizzazione della giustizia che, nella sostanza, è oggi del tutto assente.

E’ dunque mistificante additare la magistratura come la causa del malfunzionamento della Giustizia. La magistratura è l’unica categoria che, per effetto della manovra finanziaria del 2010, si vedrà per tre anni ridotta lo stipendio e prosciugati i mezzi per svolgere con adeguata professionalità il suo servizio. Le statistiche di tutti gli altri Paesi europei evidenziano che i magistrati italiani sono tra i più produttivi a livello internazionale. Secondo i dati della Commissione europea, la magistratura ordinaria costituisce la categoria professionale italiana con il più rigoroso sistema disciplinare.

La riforma denota quindi un approccio incomprensibile, inutile, confuso e punitivo, che si rivolge in danno del cittadino più debole, il quale nella separazione dei poteri ed in una magistratura autonoma ed indipendente trova il sigillo della propria garanzia.

Parimenti fuorviante è il modo in cui viene presentato il disegno di legge sul cosiddetto processo breve, che – lungi dal costituire un’effettiva soluzione alle lungaggini del processo – si tradurrà in una moltiplicazione dei casi di denegata giustizia.

Non c’è dubbio che il sistema giustizia necessiti di riforme che ne garantiscano l’efficienza e l’effettività. Ma la riforma in questione non è la risposta ai veri problemi della giustizia ed anzi, se dovesse essere approvata nei termini in cui è stata illustrata, finirà con l’aggravarli.

Per tutti questi motivi, deve essere ribadita la ferma contrarietà alla proposta del Governo.

A tal fine, l’azione dell’A.N.M. deve essere quanto più possibile ferma, coerente, credibile e costruttiva, fino a riacquisire il ruolo di reale interlocutore istituzionale tecnico-professionale.

La Magistratura ha il diritto ed il dovere di spiegare i no alla riforma: le motivazioni e gli argomenti non mancano e vanno portarti avanti nel modo più incisivo.

Tutto questo in un contesto di inequivoco rigore istituzionale e di rispetto delle prerogative di tutti gli organi costituzionali, rifuggendo da iniziative o atteggiamenti che finiscono per attribuire alla Magistratura, con tutte le strumentalizzazioni, che ne possono derivare, una connotazione politica di parte, così indebolendo, anche agli occhi dell’opinione pubblica, la credibilità delle nostre ragioni.

Magistratura Indipendente pertanto propone:

– la proclamazione dello stato di agitazione permanente;

– la convocazione permanente del Comitato direttivo centrale, cui venga demandata ogni determinazione sulle iniziative da assumere in merito a possibili interlocuzioni con le forze politiche ed istituzionali;

– l’elaborazione di forme di comunicazione massmediatiche per spiegare ai cittadini il significato delle nostre posizioni;

– l’indizione di una o più giornate sulla Giustizia, fuori dagli orari di udienza, negli uffici giudiziari aperti agli operatori ed ai cittadini.

Cosimo Stefano Schirò
Segretario Generale

Maria Ferri
Presidente