Il 3 aprile 2014 la Camera ha approvato con modifiche la legge che si occupa dello scambio elettorale politico-mafioso; la legge che introduce la “messa alla prova” e ha conferito la delega al Governo per la riforma del sistema delle pene.

E’ legge la nuova normativa che introduce la messa alla prova nel processo penale ed è destinata a riscrivere la disciplina delle pene detentive non carcerarie.

Nella seduta del 2 aprile scorso, la Camera ha approvato in via definitiva un testo unificato che conferisce due deleghe al Governo, per la disciplina di pene detentive non carcerarie, ovvero da eseguire presso il domicilio e la depenalizzazione; che introduce la messa alla prova nel processo penale; che disciplina in modo innovativo il processo a carico di imputati irreperibili.

Delega per la riforma del sistema delle pene

Il provvedimento delega il Governo nel termine di 8 mesi, a riformare il sistema delle pene, eliminando l’attuale pena dell’arresto e introducendo nel codice penale, e nella normativa complementare, pene detentive non carcerarie (reclusione presso il domicilio e arresto presso il domicilio), di durata continuativa o per singoli giorni settimanali o fasce orarie, da scontare presso l’abitazione. E’ prevista la possibile, sentito il pm, di applicare anche la sanzione del lavoro di pubblica utilità.

La legge conferisce anche una diversa delega al Governo per la disciplina della non punibilità per tenuità del fatto, da applicare a tutte le condotte attualmente punite con la sola pena pecuniaria (ammenda o multa) o con pene detentive non superiori nel massimo a 5 anni, nelle seguenti ipotesi: a) particolare tenuità dell’offesa; b) non abitualità del comportamento.

Delega per la depenalizzazione

Nel passaggio al Senato è stato introdotto nel provvedimento una ulteriore delega al Governo ad operare una articolata depenalizzazione (entro 18 mesi dall’entrata in vigore della legge).

Il Governo dovrà trasformare in illeciti amministrativi una serie di reati specificatamente individuati, tra cui il reato di immigrazione clandestina. Il principio di delega prevede che debbano conservare rilievo penale le condotte di violazione dei provvedimenti amministrativi adottati in materia, vale a dire dei provvedimenti di espulsione già adottati. In sostanza dovrà restare penalmente rilevante il reingresso in violazione di un provvedimento di espulsione. Per i reati trasformati in illeciti amministrativi il Governo dovrà prevedere sanzioni adeguate e proporzionate alla gravità della violazione, all’eventuale reiterazione dell’illecito, all’opera svolta dall’agente per l’eliminazione o attenuazione delle sue conseguenze, nonché alla personalità dello stesso e alle sue condizioni economiche e comunque sanzioni pecuniarie comprese tra 5.000 e 50.000 euro nonché eventuali sanzioni amministrative accessorie consistenti nella sospensione di facoltà e diritti derivanti da provvedimenti dell’amministrazione; dovrà consentire la rateizzazione ma anche il pagamento in misura ridotta;

In relazione a specifici articoli del codice penale, l’articolo 2 delega il Governo a procedere ad un’abrogazione, introducendo adeguate sanzioni pecuniarie civili, fermo il diritto al risarcimento del danno.

Messa alla prova.

Il provvedimento introduce nell’ordinamento l’istituto della sospensione del procedimento penale con messa alla prova. La misura consiste in condotte riparatorie volte all’eliminazione delle conseguenze dannose o pericolose del reato, ove possibile in misure risarcitorie del danno, nell’affidamento dell’imputato al servizio sociale e nella prestazione di lavoro di pubblica utilità.

Vengono a tal fine inseriti nel codice penale nuovi articoli (da 168-bis a 168-quater), tra le disposizioni relative alle cause estintive del reato, che prevedono che nei procedimenti per reati puniti con pena pecuniaria, ovvero con reclusione fino a 4 anni (sola, congiunta o alternativa a pena pecuniaria), ovvero per uno dei reati in relazione ai quali è prevista la citazione diretta a giudizio, l’imputato possa chiedere la sospensione del processo con messa alla prova; durante il periodo di sospensione del processo con messa alla prova si sospende il corso della prescrizione. Al termine della misura, se il comportamento dell’imputato è valutato positivamente, il giudice dichiara l’estinzione del reato, restando comunque applicabili le eventuali sanzioni amministrative accessorie; sono previste cause di revoca.

Processo a carico di irreperibili.

La legge disciplina infine il procedimento penale nei confronti degli irreperibili, eliminando ogni riferimento all’attuale istituto della contumacia. In estrema sintesi, in caso di irreperibilità, il giudice dispone con ordinanza la sospensione del processo nei confronti dell’imputato assente. Durante la sospensione del processo il giudice, con le modalità stabilite per il dibattimento, acquisisce, a richiesta di parte, le prove non rinviabili e il corso della prescrizione è sospeso. Alla scadenza di un anno dalla pronuncia dell’ordinanza di sospensione, e per ogni anno successivo, il giudice disporrà nuove ricerche dell’imputato per la notifica dell’avviso. Se le ricerche hanno esito positivo l’ordinanza è revocata, il giudice fissa la data per la nuova udienza, e l’imputato può richiedere il giudizio abbreviato o il patteggiamento.

Scambio elettorale politico-mafioso.

La Camera ha approvato con modifiche, il 3 aprile 2014, il provvedimento relativo allo scambio elettorale politico-mafioso. Il testo, che torna adesso al Senato, definisce in modo più specifico l’attuale fattispecie penale, ne amplia la portata e riduce l’entità della sanzione.
La Camera ha accolto alcuni rilievi avanzati dall’Avvocatura in merito alla necessaria maggiore determinatezza degli elementi del reato.