Caro Presidente Giorgio Napolitano

da ieri la seconda repubblica è finita.

Ed è una nemesi positiva che essa sia stata finalmente archiviata da Lei, uno dei migliori rappresentanti di quella “Prima Repubblica” che, dopo essere stata per anni demonizzata,

da un po’ di tempo è sempre più rimpianta.

Nessuno può pensare a ritorni impossibili: la storia ha il suo corso e, come ci insegna Giambattista Vico, corsi e ricorsi non avvengono mai nello stesso modo.

La sua azione decisa e i suoi saggi interventi hanno consegnato a ciascuno di noi riflessioni e decisioni che ci riguardano direttamente.

Ci attendono momenti impegnativi.

Non solo perché, come Lei ha ricordato realisticamente, nei prossimi cinque mesi dovranno essere collocati sul mercato 200 miliardi di titoli del Tesoro per potere finanziare la nostra economia (e il nostro debito!), ma soprattutto perché per poterli collocare sarà necessario dimostrare in modo inequivocabile che il nostro Paese è in grado di riformarsi nel profondo.

Ce la farà il Prof. Mario Monti? Meglio: ce la farete assieme?

Io penso di sì e vedo che sono in molti a pensarla come me.

Ma non basta pensare in termini positivi, è necessario agire di conseguenza.

Come?

Assumendosi, ciascuno, una responsabilità personale che è insieme un dovere morale e politico: collocare ciò che ciascuno di noi già fa per sé nella prospettiva di risanamento e crescita che Lei ha indicato al nuovo Governo e che è la sola strada che possa dare futuro alla nostra democrazia.

La nostra rivista si occupa di “diritto e giustizia” e noi lavoriamo in questo settore che da decenni vive una crisi dalla quale fino ad oggi nessuno è riuscito a farlo uscire.

La fine della seconda repubblica segna la fine delle leggi ad personam ed il ritorno allo spirito e alla sostanza della Costituzione.

Almeno molti di noi lo auspicano e lo sperano.

Questo significa fine delle letture “partigiane” e rispetto di tutti i principi che nella Costituzione sono presenti e, soprattutto, di tutti i principi contemporaneamente!

Inizia un tempo nel quale la ” giustizia” dovrà diventare un luogo di garanzie per le persone e di conseguente garanzia per la società e non un terreno di scontri giacobini e di interventi parziali come è troppo spesso stato in questi ultimi decenni.

Sono certo che il “Suo” governo saprà scegliere il “migliore dei ministri possibili”, compreso quello della Giustizia.

Sono invece meno certo, ma ugualmente ottimista, che il mondo della giustizia – avvocati, dirigenti, impiegati e magistrati – saprà intraprendere la strada di una riforma difficile, ma possibile a condizione che si abbandonino tutti i corporativismi e piccoli e grandi centri di potere e privilegio.

So che tutto questo è terribilmente impegnativo ed è per questo che mi piace ricordare il motto di Antonio Giolitti, che Lei certamente ricorda e che io lessi, oramai molti anni fa, in un suo saggio dal titolo “Un socialismo possibile”: “solo puntando all’impossibile si può realizzare il possibile”.

Benvenuta ” Terza Repubblica”!