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Si apre uno spiraglio per il confronto sulla giustizia tra maggioranza ed opposizione.

di Umberto Guerini

13.01.2010

Tutto parte dalla sentenza della Corte Costituzionale n. 333 del 14 dicembre 2009, relatore Giuseppe Frigo, che ha dichiarato la illegittimità costituzionale dell'art. 517 del cpp " nella parte in cui non prevede la facoltà dell'imputato di richiedere il giudizio abbreviato relativamente al processo concernente il reato concorrente contestato a dibattimento " .
La sentenza nasce dalla facoltà che l'art. 517 cpp riconosce al PM di contestare all'imputato nel corso del dibattimento un reato concorrente con quello oggetto del decreto di citazione a giudizio .
Si tratta di una facoltà eccezionale ispirata all' esigenza di " economia processuale " che ha certamente una sua rilevanza ma che crea una forte tensione con il diritto di difesa riconosciuto come inviolabile dall'art. 24 Cost. .
Nel caso di contestazione dibattimentale da parte del Pm di un reato concorrente, l'imputato si trova a dover rispondere di un fatto che non è stato oggetto dell'indagine preliminare e dell'udienza preliminare e per il quale egli non ha potuto esercitare nessuno dei diritti e facoltà che la legge gli riconosce in quella fase: svolgimento di indagini difensive , facoltà conseguenti al deposito degli atti ai sensi dell'art. 415 bis cpp , istanza di archiviazione, udienza preliminare davanti al GUP .
La violazione del diritto di difesa è particolarmente evidente proprio in relazione ai diritti e alle facoltà che l'imputato può esercitare solo nell'udienza preliminare : in particolare la scelta di richiedere il rito abbreviato che comporta, come è noto, la riduzione della pena di un terzo.
Per questa ragione la sentenza della Corte Costituzionale che ha ritenuto effettiva la lesione del diritto di difesa ed ha affermato che la norma è costituzionalmente illegittima in quanto non lo prevede , è ineccepibile.
La questione passa ora al Giuduce del rinvio che dovrà riconoscere agli imputati un congruo termine per effettuare la scelta del rito.
Ma gli effetti della sentenza non finiscono qui.
Come è noto, le sentenze della Corte Costituzionale non si applicano solo nel processo nel quale vengono pronunciate , ma anche in tutti in processi nei quali esiste una medesima situazione.
II caso vuole che tra questi vi siano anche quelli a carico di Silvio Berlusconi, che , come si legge sul Corriere della Sera del 13 gennaio 2010, " a Milano è imputato nei giudizi Mediaset diritti TV - l'originale imputazione falso in bilancio, frode fiscale, appropriazione indebita è stata modificata in una nuova frode fiscale - e Mills che marcia sempre con l'imputazione di corruzione in atti giudiziari sia pure modificata in corso d'opera ".
Mai decisione della Corte gli è stata così favorevole e mai il caso ha giocato in modo così evidente a suo vantaggio.
Prescindendo dalle questioni processuali del Presidente del Consiglio - anche se non siamo così ingenui dal pensare che esse non avranno peso nella scelta della strada da seguire - la sentenza della Corte potrà avere una applicazione diretta da parte dei Giudici oppure potrà portare ad un intervento del Parlamento .
Ed è evidente che non si tratta solo di questioni di carattere tecnico.
In ogni caso, sia che il Governo , in accordo con il Presidente della Repubblica e con il Presidente della Camera, presenti al Parlamento un decreto legge che preveda la sospensione per un tempo compreso tra 60 e 90 giorni di tutti i procedimenti penali che si trovano nelle medesime condizioni di quello che ha originato la sentenza della Corte Costituzionale n. 333/2009; sia che si ritenga che la sentenza della Corte è immediatamente applicabile e che i giudici debbano riconoscere agli imputati un tempo congruo per esercitare il loro diritto, le cose non cambiano : tutti i processi nei quali a dibattimento il PM ha contestato agli imputati un reato concorrente dovranno essere sospesi e in ogni caso il tempo non potrà essere inferiore a un paio di mesi.
Il vantaggio " politico " per Silvio Berlusconi è " in re ipsa" con buona pace di tutti .
Intanto il disegno di legge sul processo breve è tornato alla Commissione Giustizia del Senato che dovrà esaminare le modifiche proposte dalla maggioranza, anche se si prevede che tornerà in aula per essere votato entro la prossima settimana.
Vedremo se nel frattempo si avvierà in Parlamento tra maggioranza ed opposizione un confronto a tutto campo sulla giustizia in un clima diverso a quello di scontro fino ad ora esistente o se invece l'occasione rappresentata dalla provvidenziale sentenza della Corte non verrà colta.
Se sono rose fioriranno.